Salgo a Monte di Dio.
Salgo e torno indietro nel tempo.
Non vado avanti ma indietro.
Indietro sono i miei 17 anni. Erano gli anni del liceo classico, delle versioni infinite e dell’amicizia consolidata.
Quella che sopravvive a “quel” tempo che usura e cancella.
Salgo a Monte di Dio con le narici aperte.
Pronte a respirare l’odore dei ricordi.
Cammino sui sanpietrini roventi e la brezza marina che sale dal mare.
Porta salsedine.
Porta ricordi.
Porta occhi umidi.
La chiesa che c’è a Monte di Dio è chiusa.
Chiusa ieri. Chiusa oggi.
Il portone di ferro verde “Ave Maria Gratia Plena”, va a braccetto col portone della Nunziatella. Scuola militare, prestigiosa, dove ci sono i cadetti col mantello e il cappello a cilindro.
Il portone della Nunziatella è sempre nascosto dietro due enormi bandiere.
Io entravo dal lato. Mi attendeva un portoncino di legno.
Avevo la cartella piena di libri e di sogni.
Qui dentro, tutto profumava di divise e di rigore.
Lí c’era una casa che mi aspettava.
La casa della mia adolescenza.
C’era una mamma che mi aspettava.
C’era un’ amica bionda che mi aspettava e c’era un cane bianco e marrone.
Alessio.
Alessio scodinzolava e saltava sul letto: rubava il mio posto e “si faceva” le foto!
Il mio posto era lì, seduta ad un tavolo di legno sommerso da libri, in una piccola cucina che emanava calore. E non era la pasta.
Lì c’era Anna.
Il mio posto era in quella casa felice.
Rideva lei. Ridevamo noi.
Aveva allegria la mia adolescenza.
Monte di Dio è un mio luogo del cuore.
Qui ci sono anche io.
Non me ne sono mai andata.
Me lo dice la brezza marina ed i sanpietrini sotto ai miei piedi.
Li ha consumati il tempo ed anche i miei passi.
Ero felice quando salivo a Monte di Dio.
Dopo la scuola.
Prima della vita.
A Monte di Dio c’era l’altra mia casa.
Casa è dove ti porta il cuore.
Il cuore mi ha portato a Monte di Dio.
Salgo.
Cammino.
Respiro la brezza marina.














