Che cosa sei, che cosa sei, che cosa sei? Non cambi mai non cambi mai, non cambiai…
Cantava cosi Mina e io canto così a te, Napoli mia. Solo che tu cambi rimanendo pur sempre te stessa. Come ci riesci?
A Via Ventaglieri, pochi passi dalla Metro di Montesanto e dalla stazione della Cumana scopro delle scale: 4 piani di scale mobili nel tufo per raggiungere un parco urbano, il parco Ventaglieri. Che nome curioso! C’entrano forse i ventagli? No, semplicemente è il nome di una nobile famiglia del XVII secolo che qui possedeva orti e vigneti.
In questa via, incredibilmente silenziosa, trova posto addirittura Gianni Rodari a cui è dedicato un colorato murale che parla di cielo e terra.
“Spiegatemi voi, dunque, in prosa o in versetti, perché il cielo è di tutti e la terra è a pezzetti?”
Bene, questo è un pezzetto di terra. Un pezzetto bello e qui mi ci ha portato una scala mobile che arriva a toccare il cielo. Lo vedo attraverso una finestra dove il mio sguardo si perde tra giardini, case, palazzi, panni stesi.
Groviglio di vita.
È intricata questa città come le collanine al collo che si attorcigliano e non si “sciolgono” più . Quello che si “scioglie” è invece il “mio corazón”.
Una volta, da qualche parte, ho letto: “il mio cuore squacquerea per te”. Ecco, io “squacquereo”.
Cammino sempre meravigliata tra basalto, sanpietrini e tufo, scopro, vedo, distinguo pietre, luoghi, colori, profumi.
E poi li unisco.
Piano piano, come si fa con quei puntini numerati che trovi nella settimana enigmistica. E il disegno misterioso che si svela è sempre lo stesso: Napoli!.
Mentre unisco i puntini in Via Ventaglieri, oltre a questo bel parco urbano che arriva in alto giocando col Castel Sant’Elmo, suo austero dirimpettaio, trovo alcuni palazzi storici con meravigliosi portali in piperno del’600.
Del resto questo parco nasce lì dove c’erano antichi conventi e folti giardini di antiche dimore nobiliari.
Il palazzo più bello è senza nome. Ha accanto a sé il palazzo Nauclerino ed il Palazzo Cimmino, ma lui il nome non lo ha! Vuole mantenere l’ anonimato e si fa chiamare, semplicemente, il Palazzo del portale fiorato.
Sarà per l’enorme portale in piperno che c’è su strada e che attira lo sguardo come una calamita. All”interno un cortile, terrazzi pieni di verde, bouganville e quiete. E pensare che, a pochi metri di distanza, c’è la frenetica vita di Montesanto fagocitata dal rumore di rotaie e di passi veloci che si spostano tra negozi, bancarelle, friggitorie e pescivendoli!
Qui, a Via Ventaglieri ho visto, nel cortile di un palazzo, un piccolo camioncino pieno di buste della spesa con nomi propri di persona.
Frutta e verdura pronta per essere portata in casa della “signora Maria”, “della signora Concetta”, “di Don Mimì” e ” di Pasquale ‘o barbiere”….
Pura poesia.
E non è Gianni Rodari.
Questa città sembra uscita da una commedia di Eduardo, esuberante, sorprendente e viva senza nascondere mai le sue ferite.
È lei la vera calamita.
Cammino, guardo, osservo.
E il mio cuore “squacquerea”.






















