Allora, amma parlá? E parlamm!
Neanche è uscito nelle sale il film Je so’ pazzo dedicato a Pino Daniele che già tutti critici cinematografici pluripremiati!
Vabbuò, come diceva Oscar Wilde? “Nel bene o nel male, purché se ne parli”.
Dunque, io non sono un critico cinematografico, men che mai pluripremiato.
Ho visto il film.
Punto.
E mi sono goduta l’attesa.
Gia’ questo, credo, sia il successo di un film!
Non avevo pretese. Volevo solo “incontrare” Pino. Ben consapevole che un film è un mix di finzione, interpretazione e realtà.
E, in fondo, volevo aggiungere un altro tassello alla storia di quel “Pinotto” divenuto poi grande ed eterno “Pino”.
Il nostro.
Solo pochi giorni dall’uscita del film ed anch’io ero in sala. Per curiosità? Per”tendenza”?
No!
Per amore. Solo per amore.
E l’amore non ha pretese.
Ma allora, comm’ è stu film?
Bell, brutt, accussì accussì, delusione, sorpresa, credibile, non credibile…🤦
Semplicemente: io l’ho visto e…chapeau agli attori, al regista e all’equipe tutta.
Hanno “osato” accostarsi ad un mostro sacro con rispetto e, diciamolo, con grande coraggio!
Perché?
Perché per “la massa”, a prescindere, Pino non si tocca! E Nun s’anna maje permettere!
Ma forse questo film, (ce lo siamo chiesti?) è stato girato perché ce n’era semplicemente bisogno!
Pino è tornato in tour.
E lo ha fatto mostrando chi era, forse, “Giuseppe Daniele”, napoletano doc, classe 1955, con pregi, difetti e chitarra!
Leggo un po’ ovunque i soliti, inutili, paragoni ed opinioni talmente soggettive manco fossero i compagni di una vita del ragazzotto napoletano.
In fondo, mi chiedo, ha davvero senso tutto questo?
E se ci limitassimo solo ad “entrare”nel film?
Ad entrare in “connessione” con quella Napoli amarcord anni ’80? A cogliere tutte le sfumature di un’ infanzia difficile, fatta di privazioni e “abbandono”?
Se ci limitassimo a seguire semplicemente la storia di “Pinotto”, ragazzotto un po’ goffo, cresciuto con le “zie signorine” con chitarra, quadernetto e sogni blues? O a riflettere su come, dal nulla, grazie al suo talento, stu guaglione, pacioccone e sempliciotto, che cantava in dialetto, ce l’abbia fatta facendo parlare solo la sua musica?
E se ci soffermassimo, infine, a riflettere seriamente sulla portata enorme del concerto- evento in Piazza Plebiscito dopo il drammatico terremoto dell’Irpinia (23 novembre 1980), allora sí, resteremmo davvero tutti muti.
Muti, rispettosi e commossi.
Potenza del film: ci si ritrova tutti catapultati in mezzo a quella folla in delirio, in quella piazza nostra compagna, con il cuore agitato ed i volti rigati dalle lacrime.
Perché lacrime?
Perché quella del terremoto dell’80 è una ferita profonda che portiamo nel cuore e che si riapre, prepotente, al suono di una nota musicale.
È la nostra storia.
E la musica di Pino ne è la colonna sonora.
Quel concerto gratuito del 19 settembre 1981 Pino e la sua fantastica band (Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese, Rino Zurzolo e Joe Amoruso) lo fecero davanti a 200.000 persone!
Dopo 10 mesi quel cuore ferito di una città intera riprendeva a battere all’unisono per ricominciare. Fu la liberazione dalle macerie e l ‘inizio di una rinascita.
C”è un passaggio finale nel film, forse il più significativo: mentre Pino canta sul palco di una Piazza Plebiscito gremita, sudato, jeans, chitarra e capelli al vento, l’inquadratura sfuma. Non c’è più l’attore. C’è lui.
Lui e la piazza. Lui e Napoli. Lui e il suo popolo. Lui e noi.
Eccola la connessione: dalla finzione al reale e dal reale all’attuale.
Pino PER noi. Pino CON noi. Pino IN noi.
Ieri come oggi.
Sta tutta qui la portata di questo film.
E ce n’era bisogno!
C’è sempre bisogno di Pino Daniele…
Sì, forever










