Avete presente il cartone animato SIAMO FATTI COSI’?
Quello sul corpo umano dove piccoli anticorpi combattevano contro virus e batteri?
Ecco, è stato così per noi, oggi, entrando in quel corpo decadente della vecchia Napoli ma ci siamo ammalate, di nuovo, irrimediabilmente prendendo un altro virus, questa volta chiamato “quartieri spagnoli”!
Un primo sguardo alle vie, ai vicoli, ai colori dei suoi murales, ai suoi panni dal profumo di bucato e capisci che non ci sarà mai più nessuna cura!
Ormai il tuo cuore è finito nella rete di quel groviglio di strade che fanno da cerniera tra mare e colline!
I quartieri spagnoli, quelli veri, sono oltre quelle bandierine colorate che ti danno il benvenuto nella via che volle Don Pedro (Toledo).
Strade in salita, tra bassi e straordinari palazzi nobiliari che portano fino a Montecalvario e alla chiesa di Santa Maria della Mercede e lei, la santa, divide di buon grado il suo spazio con un altro Santo, Santo Diego, solo che attorno a lui, più che odore di incenso, c’è odore di pane…
Diego è stato in quei luoghi della Napoli popolare e antica, padrone indiscusso fino all’arrivo di Totò, Troisi, Pino Daniele e Nino Taranto e oggi sono tutti lì, uno accanto all’altro a ricordarci l’immensità di un popolo. Sembra quasi di sentire le loro voci ma poi ti accorgi che sono le voci che riecheggiano dall’ex Istituto Montecalvario dove ha sede, dal 2016 #Foqus (Fondazione quartieri spagnoli): una realtà fatta di verde, arte, condivisione, sostegno e cure, una luce in quei luoghi stretti dove spesso la luce (nessuna!) arriva mai…
Ha vissuto anche Leopardi li, chi cammina, spesso non lo sa ma le informazioni piovono dal cielo, o meglio, dai balconi dove donne in pigiama e sigaretta sono pronte ad indicarti la strada. “Palazzo Mobiliare?” Ci chiedono da un basso,”No signora, nobiliare” ma va bene lo stesso: eccolo! Bellissimo nella sua regale decadenza. Il solo nome Leopardi ci fa toccare il cielo, quello stesso cielo che avevamo toccato pochi minuti prima salendo al terzo piano della fondazione #Foqus dove quella “sagliuta in ascensore senza vottare monete” (come ci è stato spiegato) ci ha portato in una terrazza di sole tra San Martino e un centro storico ingabbiato tra panni stesi, cupole e antenne. L’immancabile odore di pizza ci ha portato, alla fine, dalla signora Fernanda… La sua famiglia è da 100 anni lì, in quei quartieri, e lei ancora prepara le pizze fritte, si! Ma non prima di mezzogiorno perche’ l’olio deve essere bollente e la pizza a Napoli, si sa è un’arte, non ci si improvvisa!
E che vuoi farci?
SIAMO FATTI COSI’!




















