“Marco’ a fuego esta ciudad”: la Spagna. Almeno tre furono i secoli di regno spagnolo e tra Re, viceré, artisti, architetti, scultori, dame, maggiordomi e regine, Napoli, “hace siglos”, parla ancora spagnolo.
Una lunga e complessa storia che comincia con un Re “Magnanimo”, Alfonso d’Aragona che “entrò triunfando en Napoles en el 1442”! E tutto è scolpito, come fotografia, sul fregio del Maschio Angioino dove Lui, il Re, è su un enorme baldacchino accompagnato da una corteo di musici, milizie e popolo festante.
Sembra una processione religiosa come quella di San Gennaro invece, niente miracoli, solo guerre: arrivava la Spagna e si sostituiva alla Francia! Ma non sempre questa presenza spagnola è stata un idillio. Forti tensioni sociali ci furono poco dopo, in epoca vicereale, quando poi Napoli è stata città militarizzata.
Diciamola tutta!
Eppure è arrivato lui, Don Pedro Alvarez de Toledo, il grande viceré “urbanista”, quello dal pugno duro che si è pure conquistato la “gloria eterna” visto che la “Gran Via” della città porta il suo nome (via Toledo).
A pochi metri di distanza, c’è anche il suo spettacolare monumento funebre senza corpo però perché quello sta a Firenze!
Quisquilie!
E chi s ‘o scorda a Don Pedro!!?
Il leader, pardon, “el jefe” indiscusso è però un altro: Carlo III “El mejor alcalde de Madrid” e, aggiungerei, de Napoles!
Carlos, sangue italiano (figlio di Elisabetta Farnese), Re illuminato, “esposo” di Maria Amalia di Sassonia, entrò a Napoli il 10 maggio 1734!
Hoc erat in votis!
El “diez” aqui es historia!
Con lui comincia quel lungo e felice regno dei Borbone, illuminato, progredito e fatto di primati!
Primo fra tutti il Teatro San Carlo, il “Massimo” napoletano, teatro di opera lirica più antico al mondo, inaugurato il 4 novembre 1737, stesso giorno del suo onomastico!
Un po’ egocentrico Carlito? Forse! Intanto il famoso teatro la Scala di Milano, fiore all’occhiello di questo paese, verrà costruito solo 40 anni dopo! E Carlos “si gongola” dalla Piazza Plebiscito dove, accanto a suo Figlio Ferdinando IV, trionfa vittorioso a cavallo come grande imperatore romano!
Tutt’attorno, in questa zona monumentale, palazzi nobiliari e residenze, di viceré, commercianti e ministri provenienti da nobili casate spagnole: Palazzo Zapata, Palazzo Zevallos, Palazzo Mardones.
A proposito, lo sapete che proprio Lope de Mardones era il maggiordomo di Don Pedro de Toledo? E anche lui si è conquistato la gloria eterna con una via che porta il suo nome…anche se oggi si chiama Via Nardones!
Pinzillacchere!
La sua strada, nei Quartieri Spagnoli, si apre su piazza Trieste e Trento dove l’acqua scorre da un carciofo e dove si trova una chiesa barocca legata ad un altro personaggio spagnolo, questa volta con tanto d’aureola: San Ferdinando di Castiglia, il Re “delle tre religioni” che cercò di avvicinare cristiani, mussulmani ed ebrei.
Eh! Caro San Ferdinando, avissa sape’…!
Il suo quadro è sull’altare, certo, ma il resto della scena è tutta per San Francesco Saverio, missionario e discepolo di Sant’Ignazio di Loyola.
Perché stu fatto?
Perché proprio ai gesuiti, nel ‘600, la vedova del viceré conte di Lemos, Caterina de la Cerda y Sandoval, aveva donato loro 39.0000 ducati per far costruire una chiesa. Ma la storia cambiò con l’espulsione dei gesuiti e l’arrivo dei padri costantiniani e così, San Francisco Xavier ha dovuto lasciare il posto a San Ferdinando perché si chiamava proprio come il Re (Ferdinando di Borbone).
Nella Chiesa ha trovato sepoltura la sua amata Lucia: Lucia Migliaccio, moglie morganatica di Re Ferdinando (il Re nasone, per intenderci!)
Silenziosa e riservata in vita come in morte donna Lucia: il suo monumento funebre è “nascosto”, infatti, nel buio transetto della chiesa.
Per lei una tomba di lusso tutta marmo e una villa da favola sulla collina del Vomero (Villa Florodiana) che il Re le regalo’ con tanto di parco-zoo pieno di animali esotici pagati (caro e amaro!) con i papiri di Ercolano freschi freschi di scavo!
Ma la chiesa di San Ferdinando, in questa bellissima zona monumentale, non è l’unica che ricorda, ancora una volta, la forte presenza spagnola attraverso i santi.
In quella via che fu “playa” e che oggi è “chiaia”
c’ è anche Mercedes, Madonna e Santa dai lunghi capelli, con il bambino Gesù in braccio.
E indovinate un po’chi ha introdotto a Napoli i padri mercedari nel ‘400?
Re Alfonso d’Aragona, “Magnanimo” e devoto.
La Madonna della Mercedes pare abbia avuto un ruolo anche durante la peste del 1656 ed e’ oggi molto venerata.
Bazzeccole?
Può essere, intanto la Mercedes è talmente importante da essere venerata in diverse chiese della città pur non essendone “nisiquiera” compatrona!
En fin.
Tre secoli di storia, tanti protagonisti, tra trasformazioni e cambiamenti fu davvero un marchio a fuoco quello spagnolo in questa città e queste, signori miei, non sono bazzecole, né quisquilie né pinzillacchere!
























